Il gatto Ovald era seduto come una statuina di Capodimonte, e li osservava con attenzione leccandosi i baffi.
Lo avevano trovato la notte di S. Antonio, mentre tornavano a casa.
Il paese era illuminato a festa, avevano acceso un falò imponente nella piazza principale e Gennaro, il matto del paese per gli amici Geggè, saltava divertito al divenire delle fiamme sempre più alte.
Giacomo si nascondeva, dietro le gambe del padre, dal bagliore delle fiamme perchè vedeva prendere forma, tra le lingue di fuoco, volti di mostri minacciosi che allargavano le fauci con l'intento di fare di lui un sol boccone.
Era colpa di quella notte e delle parole di sua nonna e di sua madre.
La notte di S. Antonio è una notte magica, di auspici e profezie, tutti chiedono al Santo, Grazie e Miracoli perchè deve essere stato un Santo molto coraggioso visto che ha rubato a casa del Diavolo una scintilla di fuoco per regalarla a noi, esseri umani.
Giacomo restava diffidente...
entrare in casa del Diavolo, si sa è cosa facile... ma uscirne per lo più facendogli beffa.
Quella sera però, sciolse ogni dubbio.
Il ritrovamento del gattino e la decisione dei suoi genitori di tenerlo in famiglia, fu un segno inconfutabile che mamma e nonna dicevano il vero, perchè da tempo aveva cercato di convincere i suoi a prendere un cane o un gatto ricevendo soltanto secchi divieti.
Gli dissero... come lo vuoi chiamare?
Giacomo, guardando miagolare il gattino seduto dentro una scatola di cartone sopra di un cumulo di spazzatura, pensò di essere stato preso alla sprovvista, poi guardò la scatola che probabilmente aveva contenuto detersivi ed altri generi e lesse sul fianco bucato e spellato dal nastro adesivo... O.VA.L.D.
Ovald... disse, prendendo la scatola con il gatto e S. Antonio divenne il suo migliore amico.
Lungo la strada si studiarono a vicenda bimbo e gatto, Giacomo trasportava la scatola con molta attenzione ed il gatto lo annusava muovendo i baffi. Nonostante camminando sentisse calare i pantaloni e l'orlo gli strusciava per terra, Giacomo non mollò mai la presa per il timore di ripensamenti. Svoltarono l'angolo e passarono tre anni.
Giacomo, il gatto e S. Antonio vivevano in simbiosi quasi perfetta, Giacomo con il gatto e S. Antonio con Giacomo. Tra gli ultimi due c'erano trattative in corso.
Prima di tutto, far cadere la lingua a quel bambino antipatico e prepotente del cortile sotto casa.
Eppoi c'era lei, Silvia, che sembrava un angelo e per questo quando a Giacomo capitava di vederla pareva fosse caduta a lui la lingua, perchè non riusciva a dire una parola.
Finalmente S. Antonio ci mise lo zampino, era un caldo pomeriggio estivo e Giacomo e Silvia si incontrarono nel cortile mentre Ovald rincorreva le lucertole.
Lei gli disse... ne vuoi una?!
Piegava all'infuori un piede, ed il calzino che aveva oramai confuso da tempo il suo colore con diversi generi di macchie, si era raggruppato in fondo alla caviglia.
La scarpa aveva la punta consumata ed i lacci che si perdevano disordinatamente tra l'erba.
Allora... la vuoi!?!
Mostrava nella sua piccola mano un pò sudaticcia, una rotella gommosa di liquerizia che aveva stinto di sciroppo, ed egli accennava un timido sorriso pensando a quel momento e che non avrebbe dovuto esaurirsi.
Immaginava che S. Antonio sghignazzasse sornione tra di loro, mentre tratteneva con il piede la lucertola per la coda così che Ovald potesse catturarla.
Alla fine della fantasia, Silvia se n'era andata e la rotella di liquerizia era nella mano di Giacomo, poi la mise nella tasca dei pantaloni giurando a se stesso che non avrebbe mai e poi mai ceduto alla tentazione di mangiarla visto che era la prova concreta che S. Antonio lo aveva ascoltato di nuovo.
A volte aveva l' acquolina in bocca, allora infilava la mano nella tasca e con le dita seguiva la circonferenza della rotella, ma si tratteneva, come per mantenere una realtà e non correre il rischio di confonderla con i sogni.
Con il tempo rotella e tasca divennero un tutt'uno e la macchia emerse fin sopra, tanto che ci prese pure una sgridata dalla mamma che fu costretta a buttare i pantaloni.
Rideva di cuore, mentre affiorava da quella scatola piena di fotografie che portava tra le mani, una foto con i bordi un pò arricciati di lui bambino con in braccio il gatto Ovald che gli leccava l'orecchio.
Poggiò a terra la scatola vicino al camion dicendo al trasportatore di fare attenzione a non perdere nulla, poi stabilirono con Silvia che finalmente era tutto fuori ed avevano liberato la casa.
Ora potevano andare.